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Venezia, capitale della pietra naturale

Venezia, città sospesa sull’acqua, culla d’arte e di storia, ha accolto un dialogo inedito tra la sua anima millenaria e il futuro del costruire.
Tra le mura dell’Università IUAV, ha preso vita il primo Forum Internazionale sulla Pietra Naturale Autentica, promosso da PNA (Rete di imprese Pietra Naturale Autentica), di cui Ghirardi è membro sin dall’inizio: un evento visionario, dove il passato millenario della pietra ha incontrato il futuro del design, della sostenibilità e dell’architettura contemporanea.

Stefano Ghirardi, presidente della rete PNA e CEO di Marmi Ghirardi, ha partecipato attivamente alle due giornate veneziane, portando con sé l’esperienza, la visione e la passione che da sempre animano il lavoro della Marmi Ghirardi. Dal cortile dell’Università IUAV di Venezia, sede storica e simbolica dell’architettura italiana, ci porta a riflettere sul valore del dialogo, sull’importanza dell’ascolto tra professionisti del settore e sulle nuove strade che si stanno aprendo per la pietra autentica: non solo materiale da costruzione, ma linguaggio narrativo e visione per l’architettura del futuro.

Grandi progetti in pietra naturale protagonisti al PNA International Forum di Venezia

Il 12 e 13 giugno, l’Università IUAV di Venezia ha ospitato il primo Forum Internazionale della Pietra Naturale Autentica, un evento di grande ispirazione promosso dalla rete d’imprese PNA – di cui Marmi Ghirardi è parte fin dalla fondazione. La pietra naturale è stata la protagonista assoluta di questo incontro multidisciplinare che ha visto alternarsi dodici relatori di rilievo, impegnati a condividere visioni e prospettive su un materiale unico e millenario. Temi come la gestione sostenibile delle cave, la modellazione digitale, l’artigianato artistico, la land art, il design e il Life Cycle Assessment si sono intrecciati con la voce dell’architettura contemporanea.

Due gli ospiti d’eccezione che hanno reso l’evento ancora più memorabile: Peter Eisenman, icona dell’architettura internazionale, e lo studio Kengo Kuma and Associates, entrambi impegnati nel racconto dei propri progetti dove la pietra si fa materia narrativa e simbolica.

Il seminario di Peter Eisenman ha offerto uno sguardo profondo sulla sua monumentale Cidade da Cultura de Galicia, a Santiago de Compostela. Inaugurato nel 2011, il complesso si estende su una superficie di 265.000 mq ed è composto da sei edifici, alcuni alti fino a 42,5 metri. Per la prima volta, Eisenman utilizza in modo così massiccio la pietra naturale: granito galiziano per radicare il progetto nella tradizione costruttiva locale e quarzite chiara per creare continuità materica con il paesaggio. All’interno, marmo bianco e travertino rossastro rivestono i pavimenti, mentre l’arenaria completa la palette materica.

La pietra assume un valore fortemente simbolico: il rivestimento ondulato del complesso si fonde con il profilo collinare del Monte Gaiás, evocando i cammini e le ley lines del Cammino di Santiago. I tetti sono attraversati da un reticolo di solchi che accolgono lastre grezze (50×50 cm, spessore 5–8 cm) fissate a travi d’acciaio: una soluzione tecnica che raccoglie e convoglia l’acqua piovana verso il tetto in cemento armato sottostante. Oltre alla carica evocativa, la pietra garantisce durabilità, massa termica e un impatto ambientale ridotto, grazie all’impiego di materiali locali.

A seguire, è intervenuto in collegamento video l’architetto Kengo Kuma, accompagnato dal suo storico collaboratore Suguru Watanabe, associato dello studio da oltre vent’anni. Insieme hanno raccontato il progetto del Kadokawa Culture Museum di Tokorozawa, in Giappone, completato nel 2020. Come per la Cidade da Cultura di Eisenman, anche questo intervento trae ispirazione dalla geologia del luogo: il museo sorge sull’Altopiano di Musashino, una zona formatasi dall’intersezione di quattro placche tettoniche.

Kuma ha concepito il museo come un monolite lapideo di 31 metri d’altezza e 12.000 mq di superficie, un blocco scolpito dalle forze della terra. Il volume, privo di finestre e visivamente compatto, è interamente rivestito da granito magmatico “Black Fantasy”, con venature bianche, estratto in Cina. I 20.000 pannelli grezzi, spessi circa 7 cm, sono stati disposti secondo un disegno volutamente irregolare per valorizzare la natura materica della pietra e l’andamento organico della struttura. Preassemblati in 61 grandi pannelli triangolari, sono stati fissati su una sottostruttura in acciaio e cemento armato per ottenere un effetto compositivo dinamico.

All’interno, il museo si trasforma in una “caverna della cultura”, uno spazio scuro e uniforme che trasmette la sensazione di trovarsi all’interno della pietra. I materiali scelti – washi, compensato, legno di cipresso, rete d’acciaio e schermi in fibra di vetro – dialogano armoniosamente con il granito in un raffinato equilibrio materico.

Il Kadokawa Culture Museum rappresenta per Kuma un esempio emblematico di “crust architecture”, un’architettura che appare come affiorata dalla terra. Come ha raccontato Watanabe, si tratta di uno dei progetti più cari all’architetto giapponese, poiché “ha offerto l’occasione per esplorare a fondo le potenzialità espressive della pietra” e ha permesso “una profonda ricerca formale e materica”.

In un’epoca che potremmo definire di post-sostenibilità, in cui la progettazione responsabile non è più un obiettivo ma un prerequisito, la pietra naturale autentica si afferma non solo per le sue qualità ambientali, ma per la sua capacità di creare significato, memoria e identità nei luoghi. I progetti raccontati al Forum – tanto diversi tra loro, quanto accomunati dalla stessa tensione verso l’essenziale – testimoniano come la pietra non sia semplicemente un materiale del passato, ma una risorsa per immaginare il futuro. Una materia viva, capace di dialogare con l’ambiente, con la cultura e con il tempo. Una materia che, da sempre, è al centro della visione di Marmi Ghirardi.

Dall’Aula Magna Tolentini, Stefano Ghirardi chiude ufficialmente queste due giornate di Forum di PNA dense di contenuti e relazioni. Le sue parole tracciano un bilancio autentico dell’esperienza vissuta e aprono lo sguardo su ciò che verrà: un percorso condiviso, dove la pietra continua a essere motore di dialogo, cultura e innovazione.

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